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Testi Poetici

IOANNES PAULUS II

Oratorio per Soli, Coro e Orchestra • Testo e scenografie di Paola Marchi • Musica di Lorenzo Signorini - 2009

 

Commissionato dalla Parrocchia di S. Vincenzo a Thiene, per l’inaugurazione del Viale e del Piazzale antistanti la chiesa, dedicati rispettivamente a Papa Wojtyla e al Grande Giubileo. Prima esecuzione: sabato 23 maggio 2009 ore 19, Chiesa della Pentecoste, Thiene.

 

L’argomento è incentrato sulla figura di Giovanni Paolo II, la sua vita e il suo pontificato. L’oratorio si apre con un preludio strumentale fondato sui temi: Madonna nera, Inno Pontificio e Inno Nazionale Polacco. Seguiranno i cori, a volte divisi in doppio coro, i solisti: Papa (tenore), Donna (soprano), Uomo (baritono) e  il coro di voci bianche, intercalati da episodi strumentali.

Il testo si suddivide in “quadri”, contenenti ognuno episodi fondamentali della vita e delle opere del Papa; la scrittura è in stile poetico; il linguaggio, spesso metaforico, dei cori e dei solisti, è intercalato dalla “voce narrante” che spiega storicamente gli eventi, precisando i periodi storici.

Si inizia con l’elezione del Papa, a seguire il contesto politico-storico dell’Europa dell’est, le Giornate Mondiali della Gioventù, l’attentato in Piazza S. Pietro e la conseguente consacrazione del mondo alla Santa Vergine, finendo con il quadro sulla sofferenza e sulla morte; in conclusione il messaggio finale del Papa, come sintesi del suo pontificato. 

Una parte scenografica completerà l’oratorio, con immagini digitali elaborate e proiettate su grande schermo, in sintonia con gli argomenti trattati.

 

     Dal libretto:

...Sconfinato popolo esulta..!

mentre innalza l’ormai bianco fumo;

come mistico riflesso tinge i cieli di speranza, 

e grappoli di luci già irradiano il suo volto...

...Segreti cieli grigi, nubi plumbee si addensano  ai confini,

nascosti poteri, scure cicatrici già solcano le terre dell’Est…               

Dolcissimo Padre, al tuo cospetto una grande luce nasce, 

ora si uniscono le voci, germogliano insieme!

Troveranno udienza le preghiere, di Spirito feconde,

lucori di gioia e di speranza, primavera per ricominciare...

...Si è spenta la candela della vita,

si è piegata la fronda di purezza;

accorato, tra le immense navate,

stillando sgorga un lungo abbraccio, 

dolce e sommessa si eleva,

la corale preghiera...

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...Si aprano le porte, profumate di pace,

a passi delicati e perfetti, arrivano le luci!

Piccole ciocche su fronti immacolate,

morbidi fiori di quarzo rosato...

..Di Luce hai folgorato il mondo,

sono crollati gli antichi muri, 

si sono aperte le porte di bronzo!

Divino padre, il nostro cuore grida,

da profondi mari, noi sentiamo la tua voce!

Mistico abbaglio d’incanto e bellezza,

lo Spirito innalza, diffonde e moltiplica,

portando in trionfo il possente messaggio...

© Testi depositati SIAE

LUX ORIENS

Cantata per soli, coro e ensemble strumentale • Testo di Paola Marchi • Musica di Lorenzo Signorini - 2007

 

La cantata Lux Oriens, Luce Nascente, nasce per sviluppare attraverso la musica tematiche profonde e fondamentali quali Dio, la nascita dell’universo e il mistero della vita.

La struttura del testo si divide in tre strofe, che rappresentano rispettivamente la nascita dell’universo, l’avvento della vita sulla terra, e l’epilogo dell’uomo nel mondo. Ognuna di queste parti è a sua volta divisa in due periodi, il primo dei quali mostra la freddezza di un universo, un mondo, un uomo senza Dio, per poi esaltare gli stessi nei periodi successivi, grazie all’avvento della Luce Divina, portatrice di speranza, vita e pace.

La musica si fonde al testo, e risalta la differenza tra un iniziale contesto senza Dio ed il successivo, per cui grazie all’arrivo dello Spirito Divino, tutta la materia inerte acquista nuovo significato.

A questo scopo, anche la musica è strutturata per contrasti, utilizzando nelle prime parti di ogni strofa delle scale esatonali e modali senza punti di risoluzione. Per contro, l’arrivo della Luce è esaltato da un esatto sistema tonale, che canta la saldezza nella Fede della Luce Divina. Nella terza ed ultima strofa, l’intervento dei solisti serve a dar voce agli ultimi rimasti dell’umanità; la Fede in Dio è narrata nel canto conclusivo, più sommesso e dolce, che prelude all’apparizione della Luce.

In tutta la composizione, la musica riesce a descrivere attraverso i suoni l’idea della venuta della luce, dello sfavillio delle stelle e di nuova vita che nasce. La composizione si svolge in un unico grande arco, il cui punto d’origine è il caos, dal quale germina, si sviluppa e cresce la vita, innalzandosi alla pace infinita.

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...Polveri e vuoto, immenso e ceroso,

scuri silenzi, lucidi e ferrigni,

cadenze antracite d’immobilità assoluta...

...Serpi fiamme dentro al cuore,

lamenti rinchiusi, 

mondo che dolora e tace, d’affanno e disprezzo...

© Testi depositati SIAE

..Ma, ascolta... Mille veli d’angelo si schiudono d’oro,

spicchi di sole invadono le rive,

sabbie e cellule colmano le serre.

Sementi nuove, scintille, germogli rosati,

ammira, uomo... la danza della vita!

TRE LIRICHE 

“Insegnami a pregare” - “Dipinti d’oriente” - “La mia promessa”

Per voce recitante ed organo • Testo di Paola Marchi • Musica di Lorenzo Signorini - 2007

 

• Versione per organo e voce recitante: eseguite in arabo il 27 aprile 2008 nella Chiesa di San Salvatore a Gerusalemme in occasione del 4° concerto per l’inaugurazione del nuovo organo.

• Versione per arpa, percussioni e voce recitante

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...Ma un respiro di vento sulla fronte con freschezza,

  gocce lievi di pensiero, rugiade sull’ultima pagina del giorno,

  lame di stanchezza trafiggono gioiose.

  Tra pieghe di sguardi abbandonati, immagini si perdono nell’oblio sereno,

  con la certezza… del giorno che verrà.

                                                                               Da: “Dipinti d’oriente”

...Ma osserva ora, la luna modula sottile 

le sue luci…verrà l’alba, e giorno ancora! 

Così, di nuovo, io rivivrò in te,

rosea gemma nel tuo frutto...

                                                       Da: “La mia promessa”

...Veniva dall’alto del monte, tra nebbie diradanti, la notte che indugiava.

Con veli inquieti, che adombravano lo sguardo, mani sul ventre fecondo.

Un’onda leggera, mentre chino e domato, grondavo fatiche ed ombre.

“ Insegnami  a pregare mio signore…”

Le sue vesti ed il mio sospiro, freddo e arreso, sguardo di serpente sonnolento.

“Cosa dici, donna? Non posso insegnarti ciò che non so, non c’è canto nei miei gesti…”

                                                                                                                                 Da: “Insegnami a pregare”

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